Una stanza tutta per sé, scriveva Virginia Woolf, evocando il bisogno profondo di avere uno spazio intimo in cui ritrovare sé stessi, pensare, creare. Un pensiero che attraversa i decenni e che oggi trova nuova forza: perché la casa non è più solo rifugio, ma compagna di vita. Ci accoglie nei momenti di intimità, ma sa aprirsi alla convivialità; ci protegge, ma ci mette in relazione con l’esterno.
Lo aveva intuito anche Cini Boeri, già alla fine degli anni ’60, immaginando ambienti domestici capaci di separarsi senza mai spezzarsi, spazi che non irrigidiscono la vita ma la accompagnano, che danno voce a bisogni diversi senza imporre modelli prestabiliti. Quando nel 1986 presenta alla Triennale di Milano un’abitazione per una coppia, esprime una visione profetica della nostra epoca: alla necessità di flessibilità degli spazi abitativi si affianca il ripensamento delle funzioni e la ricerca del comfort, inteso come rifugio privato.
Abitare tra spazi dell’intimità e condivisione
Il progetto della casa deve prendersi cura del nostro wellbeing, deve saper bilanciare queste due dimensioni: l’apertura e la chiusura, la condivisione e la solitudine. Non più stanze dai ruoli fissi, ma ambienti che si aprono e si richiudono, che dialogano tra loro, che si adattano alle fasi della vita. Perché vivere insieme non significa rinunciare al proprio spazio, ma imparare a ritrovarlo anche dentro le mura comuni.
Il progetto che ho realizzato, raccontato in queste foto, sembra nascere proprio da questa tensione: il bisogno di stare insieme e quello di ritirarsi in sé stessi. L’appartamento, immerso nel verde di Roma, è stato trasformato da guscio rigido a organismo fluido, in cui le vetrate amplissime lasciano entrare la luce e il paesaggio esterno, gli ambienti si aprono uno dentro l’altro con gesti semplici, tramite pannelli scorrevoli, schermi che scendono dal soffitto o pareti a bilico è possibile ritrovare privacy o convivialità.
La camera che dialoga con la natura
Dietro l’apparente semplicità si cela una progettazione accurata: arredi che scompaiono, nicchie che nascondono funzioni quotidiane, soluzioni che alleggeriscono lo spazio e rendono ogni gesto più naturale. È una casa che non detta regole, ma accoglie possibilità.
Nella camera da letto l’impostazione tradizionale degli spazi si trasforma per dare vita a un luogo in cui si abita anche di giorno, in cui la relazione con l’esterno diventa protagonista. Lo spazio è definito da una parete di fondo che cela la cabina armadio, una parete su cui si disegnano alberi quasi in continuità con quelli che si intravedono attraverso l’ampia finestra affacciata sul parco. Così la natura entra nello spazio domestico, trasformando il semplice gesto di guardare fuori in un dialogo continuo tra interno ed esterno.
Non più una stanza chiusa, destinata al solo riposo, ma un ambiente che respira con il paesaggio, che accoglie letture, momenti di silenzio, pause diurne. Una camera che diventa rifugio e osservatorio, intimità e apertura insieme.
Un living fluido: rifugio e luogo della convivialità
Se la camera da letto è introspezione, il living è incontro. È il cuore pulsante della casa, pensato come spazio fluido e adattabile. Qui il gesto di cucinare non è relegato a una funzione pratica, ma diventa gesto collettivo, atto di condivisione.
La zona giorno si dilata e si modula, unendo convivialità e quotidianità. È luogo di relazioni, ma anche di trasformazioni: può accogliere una cena tra amici, una conversazione intima, un film proiettato sul telo a scomparsa. È un ambiente che si apre e si richiude, che invita a stare insieme ma lascia spazio alla libertà di ogni abitante.
In fondo, il vero lusso dell’abitare oggi è questo: una casa che respira con noi, che ci accompagna quando cambiamo abitudini, quando una relazione finisce o una nuova convivenza inizia, quando il lavoro entra tra le mura domestiche o quando abbiamo bisogno di ritirarci in silenzio.
Dalla stanza tutta per sé di Woolf alle stanze divisibili di Boeri, fino agli interni fluidi di questo appartamento romano, la direzione sembra chiara: la casa del futuro non è fatta di confini rigidi, ma di spazi che si aprono e si chiudono come pagine di un libro, lasciando che ognuno scriva la propria storia.